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La città di Scigliano è stata
la sede fino a pochi anni fa di uno dei più antichi presidi giudiziari il cui rigore aveva
determinato tra la gente di Calabria il proverbiale ammonimento:
"Dio te scampi è morte eterna, dà Pretura de
Scigliano e dè Taverna"
che tradotto in italiano significa:
"Dio ti preservi dalla morte eterna, dalla Pretura di Scigliano e
da quella di Taverna".

Attorno alla seconda meta del
1800 nell'avvicinarsi della "fausta ricorrenza del giubileo di Papa
Pio IX" (così riporta l'atto originale) nella frazione di Diano fu istituito il
"monte dei maritaggi".
Il maritaggio era una dote in denaro consistente in 25
Ducati (moneta usata in quel tempo) assegnata a otto "donzelle figlie legittime
povere ed oneste" che convolavano a nozze con un'età compresa tra i 20 e 30
anni ed erano appartenenti alla parrocchia di Scigliano-Diano.
Queste ragazze provenendo da famiglie poco abbienti
avevano cosi la possibilità di realizzarsi un corredo e di far fronte alle ingenti spese
per il matrimonio.
Esse venivano sorteggiate tra le tante che ne facevano
richiesta in un cerimonia pubblica che si teneva l'8 dicembre di ogni anno nella chiesa
dell'Assunzione della Vergine alla presenza delle autorità pubbliche ed ecclesiastiche.
Questo maritaggio era ricavato dagli interessi annui di
una somma di denaro lasciata a tale scopo dal testamento di un signore dell'epoca tale
Talarico Filippo.

Ogni anno la settimana prima di Natale gli organizzatori del
falò vanno nei boschi per raccogliere della legna, questa unita a quella che la gente
(delle zone in cui i falò vengono organizzati) regala viene accatastata nelle piazze
dinanzi alle chiese.
Cliccando con il mouse sull'immagine del
falò si possono vedere le varie fasi del suo allestimento.
La sera del 24 dicembre in queste piazze in
corrispondenza con l'inizio delle funzioni religiose della notte di Natale si accende il
falò ed il suo fuoco arde per tutta la notte.
Questa usanza é molto sentita tra la gente infatti
all'uscita dalla chiesa terminate le funzioni religiose in tanti sostano per ore intorno
al falò ed alcuni nelle sue ceneri arrostiscono patate e castagne.

Nell'anno 1783 vi fu un fortissimo terremoto che
colpì
tutto il meridione d'Italia.
Si narra che la notte del terremoto, San Giuseppe sia apparso in sogno ad un
prete del paese dicendogli di radunare la gente in chiesa, perché un evento terribile stava
per abbattersi sul paese.
Il prete, svegliatosi di soprassalto, corse in chiesa
e fece suonare le campane (in quel tempo il suono delle campane era un segnale di
allarme),uditele la gente di Scigliano si svegliò ed allarmata si recò dinanzi
alla chiesa.
Vi fu, subito dopo, un fortissimo terremoto,
ma la maggior parte della gente si salvò essendo sveglia o già in strada.
Da quel giorno San Giuseppe fu considerato il patrono e
protettore di Scigliano e, in segno di riconoscenza e profonda devozione, la popolazione
offre ogni anno, in occasione di questa ricorrenza, un cero votivo osservando un giorno di
digiuno.

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